L'individualismo dissolve gli individui
Pensieri Corsari 019 | 01 ottobre 2017 
La nuova ragione del mondo a capitalismo assoluto post-1989 deve favorire un assetto anti-borghese, anti-proletario e ultra-capitalistico, senza residui ritorni di fiamma rossa in grado di fare nuovamente fiorire lo spirito dell’utopia. Perché si possa istituire il capitalismo assoluto e post-borghese, occorre che siano disintegrati tutti gli elementi della vita etica borghese, dalla famiglia al lavoro stabile, dalle relazioni comunitarie solide all’istruzione come formazione di uomini dotati di radici e di spessore culturale.

Si deve, in altri termini, produrre un’integrale precarizzazione della sfera reale e di quella simbolica, di modo che l’individuo desocializzato, destabilizzato, deeticizzato e ingigantito ad atomo autocratico e, alla stregua delle monadi di Leibniz, fisiologicamente “senza finestre”, sia abbandonato, nella sua solitudine, alla potenza del nuovo monoteistico “signore del mondo”, il mercato sovrano.
L’individuo dal legame sociale spezzato non deve neppure più disporre di spessore culturale e di un’identità che possano indurlo a contestare la falsità totale di cui è abitatore coatto. Nel tempo della morte di Dio, dell’Ideale e del legame sociale, l’individuo può astrattamente tutto e concretamente non può nulla. Nell’atto stesso con cui è magnificato dalle retoriche neoliberiste come sovrano di sé e del suo mondo, egli è assoggettato integralmente al mondo delle cose e della produzione flessibile.
Con le parole di Adorno, “lo stato di cose in cui l’individuo sparisce è insieme quello dell’individualismo scatenato, in cui ‘tutto è possibile’” . In ciò risiede il paradosso rilevato da Adorno di una società che si è legittimata sul fondamento dell’espansione sovrana e libera degli individui e che si compie oggi nel loro annichilimento integrale sull’altare del mercato assoluto. 





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