Melanconia neoliberale
Pensieri Corsari 007 | 1 gennaio 2017 
L’essenza dell’odierna “condizione neoliberale” (Giovanni Leghissa) consiste nella dinamica di naturalizzazione e di assolutizzazione dell’economico, in un quadro in cui il vocabolario della razionalità economica diventa la sola sorgente in grado di conferire senso alle esistenze e alle azioni. Nel trionfo di quello che nei Quaderni del carcere Gramsci chiamava “cretinismo economico” (VII, § 13), l’ordine dell’economia spoliticizzata è assolutizzato, poiché tutto dipende da esso e gli è subordinato; ed è, insieme, naturalizzato, secondo una sussunzione di ogni aspetto della vita umana sotto il paradigma che si fonda sul discorso economico e sull’ordine neoliberale pensato come naturale e, dunque, non negoziabile, né trasformabile. 
Delegittimando a priori ogni immaginario alternativo, il pensiero unico neoliberale fa valere un solo paradigma di razionalità, quello della ratio oeconomica, entro cui si sviluppano il senso e i limiti di tutte le funzioni dell’agire e del pensare. La razionalità economica, con la sintassi habermasiana, colonizza il mondo della vita e, con il lessico foucaultiano, governamentalizza biopoliticamente le esistenze umane. Giunge, così, a compimento la dinamica di economicizzazione integrale del reale e del simbolico. 
La condizione neoliberale presenta un carattere malinconico, nel senso della freudiana sofferenza per un oggetto perduto di cui, tuttavia, si avverte incessantemente la presenza assillante nella forma dell’assenza saputa. Si tratta, sempre in termini freudiani, del rovesciamento del lutto. Avvertendo come troppo vicino l’oggetto perduto, il malinconico non può procedere alla simbolizzazione della perdita: con le parole di Freud, l’ombra dell’oggetto non cessa di cadere sull’io.   
La perdita che rende malinconica la condicio neoliberale è duplice e riguarda l’avvenire come dimensione progettuale e la politica intesa sia come luogo del conflitto, sia come spazio sociale della discussione razionale di futuri alternativi da concertare coralmente. Il neoliberale si presenta come la condizione in cui della politica non ne è più nulla. Essa è svilita a mera continuazione dell’economia con altri mezzi, ad ancella del mercato e delle multinazionali. La spoliticizzazione dell’economia è l’altra faccia dell’economicizzazione della politica: la gelida gestione tecnico-amministrativa del sociale e la governamentalizzazione biopolitica della nuda vita spodestano la decisione politica della comunità sovrana. La ratio oeconomica della teologia mercatistica non accetta altre ragioni, compresa quella del politico. Per questo, è oggi più che mai necessario declinare la marxiana critica dell’economia politica nell’inedita forma di una critica dell’economia spoliticizzata





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