La Grecia fuori dai riflettori?
Pensieri Corsari 003 | 15 novembre 2016 
“Spezzeremo le reni alla Grecia!”, esclamò a suo tempo Benito Mussolini. Per una imprevedibile e beffarda ironia della storia, lui non ce la fece: vi è, invece, riuscita in pieno l’Unione Europea delle banche e dei capitali.
È bene, di tanto in tanto, tornare a volgere lo sguardo alla Grecia, alle tragedie nell’etico che lì si consumano grazie alla giunta militare di tipo economico della Troika. Ed è bene farlo, perché la Grecia rappresenta la verità dell’Europa, il futuro che attende, presto o tardi a seconda dei casi, gli sventurati Paesi che hanno firmato la loro condanna a morte entrando nell’eurolager e negli economicidi che esso produce.
Grazie alla dittatura economica, in Grecia oggi hanno smesso di funzionare gli ospedali: mancano siringhe e garze, disinfettanti e materiali di prima necessità. Bambini denutriti che svengono a scuola. Stipendi e pensioni sempre più bassi, prossimi alla fame; attività imprenditoriali chiuse e aumento vertiginoso della criminalità. Questo e altro è la Grecia di oggi. Da Platone e Aristotele alla povertà indotta dal finanz-nazismo europeo appoggiato dalla criminale ideologia neoliberale ovunque trionfante. Se fosse un western, si direbbe: “è l’Europa, bellezza!”. 
Nel 1941, l’eroico Manolios Glezos salì sul Partenone, strappò la bandiera con la svastica e la sostituì con quella della Grecia. Recentemente, novantenne, Manolios è sceso in piazza ad Atene a protestare contro il finanz-nazismo dell’Europa: la polizia l’ha preso a manganellate e gli ha sparato in faccia gas lacrimogeni. È questo il vero volto totalitario dell’Europa. Chi la legittima è uno stupido o, peggio, un criminale.
La Grecia è il nostro futuro, se rimaniamo nell’eurolager. La cosiddetta crisi è in verità il volto demoniaco del sistema capitalistico. Avevano, di conseguenza, ragione quanti nelle manifestazioni in Spagna  scrivevano sui cartelli: “questa non è la crisi, è il sistema”. 
Il fatto che oggi i riflettori della chiacchiera mediatica e della pornografia permanente dello spettacolo televisivo si siano spostati dalla Grecia è significativo. Non se ne parla più. S’è scelto di tacere. Bisognava parlarne solo per mostrare gli “errori” dei Greci. Delle loro sofferenze non importa niente a nessuno. 




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