Centro sociale Saint Sauveur PDF Stampa E-mail

Centro sociale Saint Sauveur

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Collège Saint Sauveur, Joun, El Chouf, B.P.305 Saida - Liban
Tel - Fax: 07/975049, 07/975071, cell: 03/665012, e-mail: abdoraad@yahoo.com

 


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Il centro sociale S. Sauveur, appartenente all’ordine basiliano salvatoriano, è situato sulla punta di una pianura ai cui lati tutta la vallata dominata da alberi d’ulivi, pini, rocce, e sparsi qua e là gruppi di case spesso abbandonate o distrutte. Il centro si trova a circa 6 km ad est di Joun, un villaggio in mezzo agli uliveti sopra il fiume Nahr al-Awali. Joun sorge una quindicina di chilometri a nord-est di Sidone (Saida in arabo). La cittadina portuale di Sidone, situata a 40 km a sud di Beirut, è circondata da agrumeti e alberi di banane. Fondata almeno 6000 anni fa, fu una città fenicia ricca ed importante.
Il centro sociale San Sauveur è in pratica la vecchia scuola del Monastero del Santissimo Salvatore, che ospitava il seminario minore, ancora oggi uniti in un unico comprensorio. Il Monastero, di confessione religiosa dei greci cattolici melchiti, è stato costruito nel XVIII secolo (1711). Questo monastero è stato la vittima di una decina di guerre dalla sua fondazione fino ad oggi. Guerre che non hanno riservato, neanche, i religiosi. Una quarantina di religiosi furono massacrati.
Ultimamente, nel 1956, il convento è stato danneggiato da un terremoto. Si è poi ricostruito con la scuola e suo centro di accoglienza.
 Di nuovo nel 1985 il convento fu danneggiato. Infatti, dal 1983 in poi, quando Israele si ritirò dalla zona, alcune milizie druse e mussulmane, iniziarono una serie di saccheggi e di devastazioni radendo al suolo i villaggi cristiani della zona costringendo molte delle comunità a rifugiarsi verso nord, nei pressi di Beirut. Da allora molte abitazioni non sono state neppure ricostruite altre invece occupate dagli stessi Drusi e mussulmani, ancora oggi presenti nel territorio. Questo conflitto ha reso ancora più difficile e drammatica la sopravvivenza di molte famiglie, i cui effetti sono ancora visibili. L’anno 1985 fu l’anno della devastazione totale della zona. I cristiani sono stati tutti rifugiati dopo massacri terribili. Il convento saint Sauveur fu abbandonato dai religiosi ed è diventato zona militare. L’edificio che ospita la casa di accoglienza e la scuola, non venne risparmiato, ma saccheggiato successivamente e derubato di tutti i suoi preziosi averi: libri, quadri e mobilio… Si parlava in quei momenti dei cantoni religiosi e di cambiamento demografico
 Nel 1990, la politica è cambiata. Si parla del ritorno dei rifugiati e della fine della guerra civile. Per incoraggiare la gente per ritornare nelle loro terre, si deve tornare prima di loro e ricostruire per loro. Così, il monastero è stato restaurato secondo le possibilità. La scuola fu riaperta con il seminario minore e diventò anche centro di formazione tecnica, poi scuola normale, poi diventò anche un centro di accoglienza.
In sostanza, le drammatiche condizioni economiche e sociali delle famiglie residenti nella zona sono il risultato non solo della povertà e dello stato di assoluto degrado (mancanza di beni di sussistenza e la carenza di istruzione scolastica) che coinvolge la comunità locale nel suo complesso, ma sono anche il risultato della recentissima ed ultima guerra Israelo-libanese del 2006. Inoltre l’evidente stallo politico in cui il Libano versa ormai da mesi alla ricerca di un accordo interno al parlamento per eleggere il nuovo presidente, frenando così il processo di riforme indispensabile per lo sviluppo economico e sociale del paese, contribuisce a mantenere e a peggiorare la già difficile situazione socio-economica del luogo.
Nello specifico, il centro sociale Saint Sauveur contiene oggi: una casa di accoglienza, una scuola, e si occupa delle seguenti tipologie di bambini:
a) bambini che presentano casi sociali particolarmente difficili che vivono nella casa di accoglienza e studiano alla scuola.
b) bambini non abbienti che vivono in casa propria e a cui si garantisce l’istruzione nella scuola.
c) ragazzi seminaristi (minori seminaristi), che vivono in internato e studiano alla scuola.
d) bambini della zona per i quali si fanno attività diverse nel centro, e per i quali vengono distribuiti talvolta differenti aiuti.
I bisogni di questo centro sono tanti, sia per quanto riguarda il mantenimento e la riparazione degli edifici costruiti dal 18 secolo e danneggiati tante volte, sia per l’equipaggio, sia per i bisogni individuali e collettivi dei bambini, alloggio, scolarizzazione…

 

I lavori, grazie anche all’Associazione Mameli 7, sono già iniziati. L’obiettivo è quello di raggiungere la somma di 50.000 euro. Guarda il video
 




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