I limiti dell段ndividualismo di massa PDF Stampa E-mail
Pensieri Corsari 014 | 15 aprile 2017 
Nella cornice dei processi di flessibilizzazione delle masse, predomina il profilo integralmente deeticizzato della nuova società individualizzata: in cui, in assenza di legami solidali di tipo comunitario, l’individualità diventa, come evidenziato da Beck, il teorico della società del rischio, “l’unità riproduttiva del mondo della vita sociale”: con la conseguenza per cui “chance, pericoli e insicurezze della biografia, che prima venivano definiti nell’ambito dell’unione familiare, della comunità di paese o attraverso il ricorso a regole corporative o alle classi sociali, devono oggi essere percepiti, interpretati ed elaborati dai singoli” ridefiniti come unici soggetti realmente esistenti nel paesaggio sociale post-fordista per imprenditori di sé inseriti nello scenario del bellum omnium contra omnes della competitività globale.
Anche nell’accezione materialissima delle nuove forme di assicurazioni private che vanno a sostituire le garanzie un tempo sociali, la capacità di assicurarsi da soli, al cospetto del fallimento generalizzato di chi ci sta intorno, diventa, oltre che l’essenza stessa della ragion cinica sorta dalle ceneri della coscienza infelice, il paradigma iperindividualistico dell’accumulazione flessibile, in cui le contraddizioni sistemiche impongono soluzioni biografiche.
Nell’abbandono della redenzione universale promessa dai marxismi, l’etica protestante torna qui a mostrarsi quale fondamento del nuovo spirito del capitalismo, che ne condivide pienamente l’istanza della salvezza individuale al netto della catastrofe collettiva. L’individualismo regna sovrano: nella forma, rigorosamente alienata, del nuovo individualismo degli eremiti di massa.




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