Mostra di Maria Pizzi a Roma PDF Stampa E-mail
Pensieri Corsari 002 | 15 ottobre 2016 
Si svolgerà a Roma, presso l’associazione culturale Spaziottaggoni in via Goffredo Mameli 7 a Roma la mostra di Maria Pizzi. L’inaugurazione sarà il 21 ottobre dalle ore 18e30. La mostra durerà fino al 28 ottobre, domeniche escluse, e sarà visitabile sempre dalle ore 17 alle ore 20. 
Il tema dominante della mostra è la morte, considerata nei suoi più diversi aspetti. “Cartoni inanimati”: il tema è quello delle immagini che minano le certezze della Realtà. Nessun abbellimento, nessuna consolazione: le foto annichiliscono la differenza tra i vivi e i morti. Mostrando quanto sia labile il confine tra la dimensione della vita e quella della morte. 
“Il dolore degli oggetti”: mostra la sofferenza delle cose inanimate. E supera, in questo caso, la barriera che usualmente viene considerata come separante il regno del vivente da quello del non vivente. La sofferenza si eleva, così, a dimensione cosmica, che innerva ogni aspetto del reale; compreso il non vivente.
“Romeo e Giulietta”: gli attori sono, in questo caso, le immagini di volti e corpi interi e sezionati che occupano per intero il palcoscenico. E per effetto di un artigianato manuale e magico si aziona il buio e la luce che anima le foto in una sequenza che traccia una storia, la pellicola al posto della pelle. È un teatro senza la presenza dell’attore “vivo”.
Maria Pizzi riesce, con tocco fuori dal comune, a restituirci la percezione non tanto della vanità di tutte le cose (tema classico, da sempre al centro della nostra tradizione), quanto della labilità del confine tra la vita e la morte, tra l’essere e il non essere più. Questa mi pare la cifra più tipica della sua arte.
In particolare, i volti umani da lei raffigurati, quali che siano, sempre sollevano in noi un dubbio amletico: si tratta di viventi o di non più viventi? Mediante questa esperienza, che con Benjamin potremmo a giusto titolo qualificare come uno “choc”, l’osservatore prova l’esperienza spaesante del non sapere se ciò che sta vedendo è vivo o morto: è l’esperienza che, con Freud, potremmo chiamare das Unheimliche, “il perturbante”, ciò che ci sconvolge e ci turba, ci pone fuori dai confini della nostra abituale esperienza. Ed è anche per questo che la mostra di Maria Pizzi merita di essere visitata e, soprattutto, meditata. 





Del.icio.us!Google!Facebook!Technorati!Blogmarks!
 
< Prec.   Pros. >
Advertisement