Pensieri Corsari
Fusaro_bn.jpgRubrica di attualità, società, economia e finanza di Diego Fusaro

Il gender ebbe inizio coi blue jeans? PDF Stampa E-mail
Pensieri Corsari 018 | 15 giugno 2017 
I processi di neutralizzazione capitalistica mirano a ridurci a mere quantità atomizzate e unisex, a singoli portatori indistinti e astratti di valore di scambio, funzionali a quella società capitalistica che si rivolge a una clientela neutra, mediante merci neutre e prodotte in un mondo esso stesso neutro, sdivinizzato, desimbolizzato, destoricizzato e deeticizzato . L’avviamento di questo processo potrebbe, non senza buone ragioni, essere ravvisato nella diffusione del modello unisex dei blue jeans. Affermatosi già negli anni Cinquanta del Novecento, tale modello si impose in maniera decisiva negli anni della contestazione sessantottesca, ergendosi a paradigma del rifiuto giovanile delle convenzioni sociali veteroborghesi.

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Libertinismo, liberismo e godimento illimitato PDF Stampa E-mail
Pensieri Corsari 017 | 1 giugno 2017 
Nell’amore al tempo del capitale, il desiderio erotico e il legame amoroso stabilizzato si elidono mutuamente. La sessualità si disgiunge interamente, per la prima volta, dalla sua dimensione etica. Il discorso neolibertino del liberismo amoroso ripete che la relazione stabile familiare e il godimento illimitato sono tra loro incompatibili e che è al secondo che occorre rivolgersi. 
Per questo, il regime neolibertino dichiara falsa la fedeltà allo stesso, favorendo la flessibilità erotica a scapito della stabilità amorosa. La strategia narrativa che informa il regime neolibertino è quella classicamente consumistica: la piena soddisfazione è sempre rinviata alla merce successiva, con annessa necessità, per il consumatore, di liberarsi disinvoltamente dalle merci appena acquisite, esse stesse intese come provvisorie e mai definitive. 
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Mani Pulite, un colpo di Stato giudiziario PDF Stampa E-mail
Pensieri Corsari 016 | 15 maggio 2017 
“Mani Pulite” continua a essere agiograficamente celebrato come un evento decisivo, come una liberazione, vuoi anche come il trionfo della democrazia sulla corrottissima “prima repubblica”. Ma siamo davvero sicuri che sia questo il corretto modo di intendere la realtà? Mi permetto di dubitarne, sollevando il dubbio metodico di marca cartesiana. Il compito della filosofia, forse, risiede proprio nel problematizzare l’ovvio o, come diceva Heidegger, nel fare emergere come “in ogni cosa risaputa si celi ancora qualcosa degno di essere pensato”.

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Gli intellettuali, cani da guardia del potere PDF Stampa E-mail
Pensieri Corsari 015 | 1 maggio 2017 
Personalmente non mi ritengo un intellettuale e mi offendo quando mi sento definire in quel modo. Gli intellettuali sono oggi un ceto conformista: si muovono a banchi come i pesci, seguendo le correnti del politicamente corretto e del pensiero unico. Nel loro profilo conformista e gregario trova una sistematizzazione coerente quell’unione inscindibile di pensiero unico e di politically correct in cui si condensa la sovrastruttura dell’odierno regno animale dello spirito.
La funzione del clero intellettuale consiste oggi nella mera duplicazione dell’esistente, nella forma vuoi della sua integrale santificazione, vuoi della critica conservatrice che proclama intrasformabile il proprio pur deplorato oggetto, vuoi, ancora, della demonizzazione preventiva di ogni possibile via pratica per il trascendimento operativo dell’esistente (delegittimazione degli Stati che resistono, identificazione automatica tra violenza e trasformazione, ecc.).
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I limiti dell’individualismo di massa PDF Stampa E-mail
Pensieri Corsari 014 | 15 aprile 2017 
Nella cornice dei processi di flessibilizzazione delle masse, predomina il profilo integralmente deeticizzato della nuova società individualizzata: in cui, in assenza di legami solidali di tipo comunitario, l’individualità diventa, come evidenziato da Beck, il teorico della società del rischio, “l’unità riproduttiva del mondo della vita sociale”: con la conseguenza per cui “chance, pericoli e insicurezze della biografia, che prima venivano definiti nell’ambito dell’unione familiare, della comunità di paese o attraverso il ricorso a regole corporative o alle classi sociali, devono oggi essere percepiti, interpretati ed elaborati dai singoli” ridefiniti come unici soggetti realmente esistenti nel paesaggio sociale post-fordista per imprenditori di sé inseriti nello scenario del bellum omnium contra omnes della competitività globale.
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Critica del competitivismo PDF Stampa E-mail
Pensieri Corsari 013 | 1 aprile 2017 
Vi fu un tempo in cui si pensava che la salvezza riguardasse la società tutta. Occorreva emancipare la società: e quella era la sola possibile via di salvezza. Oggi la salvezza non è più pensata come possibilità di messa in sicurezza generale per la classe del Servo in sé e per sé, ma sempre e solo per l’individuo astratto che, miscela instabile di volontà di potenza consumistica e capacità concorrenziale, può ottenere singolarmente il successo imprenditoriale, mentre la massa dei subordinati complessivamente intesa è oggetto di uno sfruttamento crescente e di una precarietà sempre più esasperata. La solidarietà di classe è sostituita dall’individualismo competitivo: la salvezza non è più intesa come corale liberazione di classe dal capitalismo, ma come affermazione imprenditoriale dell’io individuale nelle strutture capitalistiche e tra gli altrui naufragi.

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Berlusconi e il ’68 realizzato PDF Stampa E-mail
Pensieri Corsari 012 | 15 marzo 2017 
Berlusconi e il berlusconismo sono detestabili finché si vuole, ma comunque mai quanto l’antiberlusconismo della sinistra politicamente corretta che ha abbandonato la questione sociale e Marx per passare all’integrità morale e a Saviano. Né – occorre ricordarlo – Berlusconi e il berlusconismo hanno a che fare con il fascismo e con una presunta deriva autoritaria, come da anni sentiamo ripetere a tutte le ore.
Questo modo sciagurato di impostare il problema – che è il modo adottato ormai da vent’anni ad opera di una sinistra allineata con l’ortodossia neoliberale – ha il solo compito di giustificare l’antifascismo residuale della sinistra (in assenza completa e conclamata di fascismo), di modo che essa possa continuare a esistere legittimamente pur avendo rinunciato integralmente alla lotta per i diritti sociali e all’emancipazione degli offesi del pianeta.
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